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Violenza è una parola che vorrei non esistesse.

Violenza è un urlo che rompe il silenzio. Violenza è una voce che impone ordini. Violenza è una litania ripetuta all’infinito per modificare la mente. Violenza è un obbligo. Violenza è pensare che un essere umano possa essere una proprietà. Violenza è usare il corpo di un essere umano per scatenare la rabbia. Violenza è usare il corpo di un essere umano per soddisfare le proprie voglie sessuali, senza chiedere il permesso.

Tutte queste sono definizioni di come la violenza si manifesta ogni giorno e purtroppo la lista è molto più lunga. Tutta questa violenza è subita da donne che rimangono segnate per tutta la vita e hanno paura.

Tutto questo deve smettere e la parola violenza dovrebbe cessare di esistere.

Weinberger@Veneziacamp2009

Questo è il testo dell’intervento di David Weinberger al Veneziacamp2009. Lo metto qui per chi non c’era e non ha potuto prenderne una copia, ma anche per chi ha avuto problemi con la traduzione simultanea. L’intervento è stato più breve di questo ma grazie a @cimny (io) @pestoverde e @ialla abbiamo la versione integrale in italiano.

Il futuro delle città – Venezia.

“E’ un onore e un piacere essere qui oggi e parlare con le persone che stanno progettando la città del futuro e le vivranno.

Venerdì ho fatto qualcosa che è veramente facile da fare nella mia città, Boston, così come qui a Venezia: mi sono perso.

Sicuramente le persone vengono a Venezia da tutte le parti del mondo per perdersi, nelle strade e nei canali, nell’arte e nel tempo. A Boston, invece, sia i cittadini che i visitatori devono necessariamente avere una meta e perdersi non poi così è un piacere.

Così, venerdì mi sono seduto in Campo Bandiera e Moro, felice di essermi perso. Dopo essere stato seduto per un po’ su una panchina, pensando al futuro delle città e a Internet, ho fatto qualcosa, che oggi è normale, ma solo alcuni anni fa sarebbe sembrato un sogno di fantascienza. Ho preso il mio pocket computer, l’ho lasciato comunicare con 4 satelliti posizionati a 20.200 km sopra la terra e ho cercato su Google Maps dove fossi. Ho ottenuto informazioni sufficienti per poter vagare verso il Campo/la Piazza seguente.

Adesso, il primo argomento di cui vorrei parlare potrebbe sembrare una pura coincidenza, ma penso che sia importante per una discussione sul futuro delle città: lo spostarsi dei turisti a Venezia è al momento molto simile a come funziona il mondo di Internet. Quando clicco su un link il mio browser manda un messaggio alla pagina che voglio aprire, chiedendogli di iniziare a mandarmi tutti i dati, tutti testi e la grafica di cui il mio browser ha bisogno per mostrarmi la pagina.
La pagina che sto cercando di vedere risponde suddividendo il suo contenuto in pacchetti di dati; e questi pacchetti si muovono verso il mio browser perdendosi utilmente, come un turista a Venezia.
Non esiste programmatore che calcoli in anticipo quale sia la strada migliore per ogni pacchetto. Un pacchetto per prendere il via ha bisogno solo dell’indirizzo scritto al suo esterno. (In realtà l’indirizzo è scritto all’inizio del pacchetto, perché i dati non hanno un interno e un esterno). Ogni pacchetto va a un router che lo manda a un altro router, che pensa sia nella direzione della destinazione finale del pacchetto. Da router a router, da piazza a piazza, salto dopo salto, il pacchetto si avvicina e tutto senza nessuna pianificazione anticipata dei percorsi.
Il lato affascinante è che questo sistema funziona sorprendentemente bene sia per il pacchetto che per il turista, ma per ragioni diverse. Per il turista, questo modo di vagare perdendosi e avvicinandosi piano piano non è molto efficiente – non lo porta al museo o al ristorante nel modo più veloce – ma lo porta in luoghi di straordinaria bellezza che non avrebbe altrimenti mai trovato, ed è proprio ciò che un turista vuole. Per il pacchetto questo sistema è incredibilmente efficiente soprattutto se si considerano tutti gli altri pacchetti che devono posizionarsi. Dover calcolare l’itinerario più diretto per ogni pacchetto richiederebbe ad Internet di essere un sistema pianificato e centralizzato che utilizzerebbe tutto il suo tempo per calcolare gli itinerari per i milioni di pacchetti da muovere ogni secondo. C’è un’efficienza nascosta nel modo di lavorare non pianificato di Internet, da router a router, perché ogni router locale può accedere al traffico lungo i percorsi locali, evitando il rischio di aggiungersi all’ingorgo del traffico. La mancanza di una pianificazione centrale è essenziale per l’efficienza della Rete. Non siamo abituati a dei sistemi che lavorino in modo efficiente senza essere pianificati e centralizzati, ma questo è il modo di funzionare di Internet.
Adesso, pensando al futuro delle città, potremmo voler imparare alcune lezioni da altri sistemi che funzionano molto bene.
Quindi potremmo voler imparare alcune lezioni da Internet; ma è sempre cruciale imparare le lezioni giuste. Per esempio, sarebbe disastroso concludere che le città dovrebbero essere come Internet e non avere un controllo centralizzato o una pianificazione. Non ci sarebbe un sistema funzionante per il trasporto o un sistema credibile antincendio senza un controllo centralizzato. Le città ovviamente hanno bisogno di una pianificazione centralizzata, ma giusto quanto basta; perché troppa pianificazione nelle aree sbagliate farebbe male alle città. Questo è uno dei punti del libro di Jane Jacobs, La morte e la vita delle Grandi Città Americane. Lei descrive un gruppo di palazzi a New York, che erano stati creati per incoraggiare la socializzazione attraverso la costruzione attorno a un grande spazio…la piazza; ma nessuno ci andò a vivere. Diventarono aree pericolose dove le persone avevano paura di essere derubate; questo perché, malgrado la pianificazione attenta, non sappiamo ancora molto sul perché alcuni ambienti sociali funzionino e altri no. Quando non si sa molto, avere un grande controllo può portare a risultati terribili.
Questa è una lezione che il Web ha imparato bene. Alcuni ambienti sociali funzionano bene mentre altri sono vuoti, così come quei block residenziali a New York. Spesso dipende dall’avere il giusto mix di controllo e mancanza di controllo. Per esempio, Facebook ha avuto successo perché ha fissato alcune regole su come funziona, e ha lasciato agli sviluppatori la possibilità di creare ciò che volevano. Questo mix di controllo e cessione del controllo ha avuto ovviamente molto successo. Lo stesso vale per Twitter, che è molto popolare negli Stati Uniti ma meno in Italia. Twitter consente ad utenti e sviluppatori di contribuire ad arricchirne le funzionalità, pur mantenendo rigidamente la limitazione di 140 caratteri alla lunghezza di un post.
Quindi la lezione che Internet può dare alle città non è che l’assenza di controllo e di pianificazione corrisponda sempre alla soluzione migliore. Sarebbe ridicolo. Piuttosto la giusta lezione è che è molto importante trovare il giusto equilibrio tra ciò che si pianifica e si costruisce per i cittadini e avere fiducia nei cittadini perché possano inventare ciò di cui hanno bisogno. La rete ci ricorda quanto possa essere intelligente e saggia una popolazione se le si lascia lo spazio per inventare ciò di cui ha bisogno. E la rete ci ricorda anche che pianificare troppo ed essere troppo attenti può portare a una piazza senza vita, come nell’esempio di New York di Jane Jacob.
Ma c’è una relazione più profonda tra le città e Internet. Entrambe sono state delle innovazioni che hanno dato la possibilità agli esseri umani di trarre benefici di scala, ad esempio, grazie alla connessione di un grande numero di persone. Quando molte persone sono riunite succedono cose eccezionali e inimmaginabili.
Le città creano in modo naturale queste dense relazioni sociali, mettendo insieme tante persone in spazi molto piccoli. Con l’invenzione delle città, le persone possono finalmente sostenersi con lavori specializzati perché ci sono abbastanza clienti per avviare un’attività. E, essendoci così tante capacità in un’area così piccola le città sono diventate un punto d’attrazione per i commercianti di altre zone, rendendoci più consapevoli del mondo attorno a noi e, di conseguenza, più “smart”.
Internet fa pressappoco la stessa cosa, tranne per il fatto che non è soggetta alle limitazioni di spazio che hanno le città. (Sono stato a Venezia per il Carnevale, quindi so che esiste un limite al numero di persone che possono esserci qui). Internet non ha questo limite. Anziché avere uno spazio fisico fatto di terra e roccia, lo spazio di internet è fatto di interessi condivisi: i tuo vicini in internet sono le persone che hanno gli stessi interessi che hai tu. Come con le città può coltivare i tuoi specifici interessi, ora come ora più specifici che mai. E come in città noi siamo adesso sul crocevia globale, così come tutti gli altri.
Sulla scala di internet, scopriamo cose su di noi che sono sorprendenti e che forse possiamo riportare all’interno della nostra visione della città del futuro.
Forse le cose più sorprendenti sono gli enormi progetti che siamo riusciti a portare a termine senza un controllo centralizzato e che richiedevano molto più lavoro di quanto ognuno avrebbe potuto pensare di fare senza compenso. Per esempio, la versione in lingua inglese di Wikipedia ha raggiunto un obiettivo ambizioso, cioè quello di diventare la più grande enciclopedia di sempre, aperta e libera per tutti. Di sicuro non è perfetta, come non lo è nessun’opera dell’uomo, incluse le enciclopedie stampate.
La versione inglese di Wikipedia è molto più completa della miglior enciclopedia stampata, l’Enciclopedia Britannica, che ha 65 mila articoli; Wikipedia ne ha 3 milioni. In più molti degli articoli della Britannica sono corti, non perché non ci fosse molto da dire, ma perché non c’erano abbastanza pagine disponibili. Quel che è peggio per la Britannica, è che per aggiungere nuove voci alle nuove edizioni, le vecchie voci sono state accorciate o completamente rimosse. Gli articoli di Wikipedia d’altro canto assumono la loro naturale lunghezza; per questo Wikipedia è meglio delle enciclopedie stampate. Le enciclopedie stampate dividono nettamente il mondo in argomenti, ognuno con un titolo in grassetto, ognuno con così tante parole e scritto come se la definizione fosse definitiva, completa, finita. Ma dato che Wikipedia è online, i suoi articoli sono pieni di hyperlink, che sono una mappa di come quell’argomento è legato al resto del mondo delle idee e dell’informazione. Con Wikipedia, gli argomenti assumono la loro forma naturale: una forma che è molto molto incasinata.
Wikipedia riflette la forma del sapere meglio di ogni altra enciclopedia che possiamo vedere e che è limitata dalla carta.
Wikipedia è una conquista straordinaria. Come l’abbiamo ottenuta? È stato creato uno spazio illimitato dove ognuno ha potuto contribuire poco o tanto. Abbiamo fatto tutto questo insieme, senza essere pagati per questo, e senza avere molte regole stabilite, almeno all’inizio. Nessuna persona ragionevole avrebbe potuto pensare, 7 anni fa, che Wikipedia avrebbe avuto successo. Ma ciò dimostra che la nostra idea di ragionevolezza a volte è troppo limitata. Non siamo abituati a quel che siamo capaci di fare quando molti molti molti di noi sono connessi in un unico spazio.
Penso che questa lezione indichi direttamente il futuro delle città. O per lo meno un aspetto di questo futuro.
Ricordate che ho iniziato questo speech parlando di quando mi sono perso e ho usato il mio pocket computer per cercare la mia posizione su Google Maps? La città futura avrà senza dubbio la connessione ad internet ovunque. Ma quali saranno le relazioni tra virtuale e reale? Google Maps e Wikipedia credo ci diano la spiegazione.
Una visione vede il mondo reale e il mondo virtuale come separati. Il reale è fatto di mattoni, il virtuale è fatto di bits. Il reale è limitato nello spazio, il virtuale è già cresciuto di trilioni di pagine. Ciò significa uno seguito da 12 zeri. Se questa è la nostra visione, se il reale e il virtuale sono separati, allora nella città del futuro il virtuale può forse essere uno strato sopra al reale, come la carta lucida sta sopra a una mappa sulla quale possiamo disegnare connessioni che non esistono nel mondo reale.
Ma questa visione della relazione tra reale e virtuale viene dalle persone che pensano che internet sia qualcosa al quale si accede dalla scrivania usando un laptop o un computer ancora più grande con un monitor separato (desktop). Questo è il modo in cui le persone della mia età hanno sperimentato internet per la prima volta. Per noi internet era qualcosa al di là della nostra vita quotidiana nella città; era una finestra all’interno di un altro mondo, una finestra che stava sopra la nostra scrivania, in una stanza con le luci abbassate.
Questo non è come internet appare se la sua esperienza primaria avviene attraverso un device che portate con voi in giro per la città. Ovviamente questo è il futuro di internet e se voi portate il virtuale con voi quando vagate nella città reale la relazione tra i due è molto diversa. Con un GPS, internet sa dove siete. Diventa il vostro compagno e non una finestra.
E qui entra in gioco Wikipedia. Ecco qualcosa di magnifico che costruiamo attraverso milioni di piccoli contributi. Se avete aggiunto qualcosa a un articolo di Wikipedia è perché l’argomento era qualcosa che era importante per voi e che conoscevate. In questo senso è qualcosa di locale, per voi. Mettete insieme tutte queste azioni locali e finirete per avere una risorsa globale.
O guardate al web stesso. Nessuno ci ha ordinato di scrivere questi trilioni di pagine web; l’abbiamo fatto da soli per tutte le ragioni per cui le persone creano e condividono il loro lavoro… a volte per denaro, molto più spesso per amore.
Quindi, io penso che sia ragionevole aspettarsi che faremo lo stesso per i luoghi locali della città. Visto che più persone hanno dei cellulari con connessione a internet e più città forniscono accesso ubiquo a internet porteremo in modo naturale la conoscenza locale dei luoghi del mondo reale all’interno del device virtuale che abbiamo in tasca. Non sto dicendo che avremo qualcosa di simile a Wikipedia, un enorme progetto che organizzi ciò che sappiamo dei luoghi della città. Io non so se sarà così organizzato, ma l’opportunità che si apre con la presenza dei device nelle nostre tasche, in grado di sapere dove siamo e con la connessione sempre disponibile è veramente meravigliosa. Riempiremo il mondo virtuale con tutto ciò che conosciamo di ogni angolo e di ogni palazzo e costruiremo ogni servizio che connetta le persone localmente e nel mondo per condividere i nostri interessi in quell’angolo. Lo faremo con o senza organizzazione. Lo faremo e basta. Succederà perché noi lo faremo così come abbiamo costruito il web e abbiamo costruito Wikipedia.
A questo punto, il virtuale non è uno strato aggiunto sopra la realtà; non è essenzialmente separato. Quel device nella vostra tasca – o forse un giorno nei vostri occhiali – non sarà solo la cronaca di ciò che state vedendo o una guida, ma sarà lo strumento da usare come parte integrante della vostra vita nella città. Sarà reale come il vostro portafoglio, la borsa, le chiavi, i vestiti, il giornale, il menu, la voce, e si integrerà con tutte le loro funzioni. Renderà più vicini gli amici, il lavoro, gli affari, la storia della città. Gli amici e le idee lontane saranno con voi, in quell’angolo o in quella piazza. La città del futuro fonderà il reale e il virtuale, cosicchè non potremo più immaginare il mondo reale senza il virtuale come parte di esso, così come non si può immaginare una città senza insegne o pareti senza mattoni. La città del futuro sarà reale e virtuale. Certo che lo sarà.

E allo stesso tempo il mondo virtuale continuerà ad essere un nuovo in cui vivere – abitare – dove possiamo creare connessioni ed opere che fuggono dai vincoli del fisico. Se lo faremo adeguatamente, se costruiremo un mondo reale il cui significato è incrementato dal virtuale, come nell’architettura e nel linguaggio, potremo perderci liberamente in una città come questa. Ma sci ritroveremo persi in un mondo arricchito dalle tante voci di coloro che amiamo.
Però sarebbe incompleto se io concludessi questo speech parlando solo dei modi in cui il web e le città diverranno una sola cosa nella città del futuro.
Ho suggerito che le città possano imparare dal Web la lezione dell’avere il giusto controllo; ma ho bisogno di rafforzare il mio punto sul modo in cui città e internet sono diverse. Per quanto sia vero che le applicazioni/servizi di internet come Facebook e Twitter abbiano trovato il giusto equilibrio tra controllo e cessione del controllo, ciò non è vero per Internet in sé. Il successo di Internet non proviene da un attento equilibrio di controllo e cessione del controllo ma viene da una mancanza di controllo e cessione del controllo senza precedenti. Le regole di ciò che è possibile aggiungere in rete, di chi è autorizzato ad usare la rete, di quali servizi sono preferiti in rete; tutte queste regole possono uccidere Internet e i benefici che questa porta alle nostre culture, economie e democrazie (governi).
Ricordate il pacchetto di dati che andava verso il mio browser? Sulla sua strada ha percorso cavi di rame e fibre ottiche fino all’aria tra i satelliti e poi giù in terra. Lo stesso pacchetto può fare questo liberamente perché Internet non è costituita da rame, fibra o onde radio; Internet non è altro che una serie di accordi tra reti connesse, accordi che dicono che ogni rete trasmetterà ogni pacchetto allo stesso modo; non importa chi lo ha creato, cosa contiene o quale mezzo porti. L’accordo è quello di trattare tutti i pacchetti allo stesso modo: questo è Internet. Regole che discriminino tra pacchetti potrebbero rompere Internet; sono esattamente ciò che Internet non è.
Non è solo una questione di definizione. Internet ci ha portato questi benefici proprio grazie al suo accordo di neutralità sui pacchetti che passano al suo interno. Visto che tutti i pacchetti sono uguali Internet, unico tra tutti i media, non è per un uso o un altro. Il telefono è per le voci, le strade sono per le macchine, la televisione è per i video, per cos’è Internet? Internet è per tutto ciò che vogliamo e questo è geniale. E questo è il motivo per cui Google può nascere in un garage e cambiare il mondo. Quando una parte della rete che porta i pacchetti decide che i suoi pacchetti hanno una priorità speciale o quando una società decide che conosce meglio la rete per poter portare i pacchetti allora diventa più difficile innovare e rendere Internet ciò che nessuno di noi ha mai immaginato.
In questo modo Internet è unica. Fa succedere il suo miracolo perché Internet alla base non è niente se non ciò che noi vogliamo. Fondamentalmente Internet ha successo perché non è controllata.
In questo senso non è una città dove la regolamentazione è importante quanto l’apertura. E da questo punto di vista ciò implica un altro motivo per cui internet e le città sono simili. Questo è un punto cruciale. Abbiamo troppe volte confuso Internet con la serie di cavi che trasportano i pacchetti di bites, le aziende e le agenzie che possiedono questi cavi spesso pensano di possedere Internet, ne parlano normalmente come della loro Rete. Certo i cavi potranno essere i loro ma non Internet. Internet è nostra, l’abbiamo inventata, l’abbiamo costruita, abbiamo creato i contenuti e i servizi che la valorizzano. L’abbiamo riempita con el opinioni, le idee, gli scherzi, le canzoni, i video stupidi, la poesia, gli scambi della vita di tutti i giorni. Internet è nostra ed è per noi. Internet è nostra. Questo è il motivo per cui abbiamo bisogno della policy di “Net Neutrality” che dice: internet è nostra e non di coloro che banalmente spostano pacchetti in alcune parti di essa.
Ho detto che Internet è unica per questi motivi ma lasciatemi dire altre due cose che sono radicalmente nostre: primo la terra comprese le città e le città sono una delle invenzioni più innaturali dell’uomo; secondo, anche il futuro è nostro.
Come saranno le nostre città del futuro? Sono convinto che il virtuale ne sarà una parte integrale e importante. Ci sono molti punti di vista, molti trattati, molti pensieri… e molti futuri da costruire insieme.
Grazie.”

LitCamp2009 – Appunti Sparsi 1

www.adrianobarone.com “La critica letteraria è morta”

La critica letteraria è diventata una scrittura secondaria inutile. Il giudizio è soggettivo ma possiamo pretendere il diritto all’onestà.
Il problema diventa essere dei buoni pr e non più scrivere dei buoni libri. Si crea un circolo vizioso: è gentile aiutare qualcuno che ti regala il suo libro, è giovane, è carino.
Le case editrici hanno il grande potere di fuoco per comprare spazi che saranno sempre positivi.
Quale soluzione? Lo scrittore non dovrebbe conoscere il suo critico ma nell’era di internet?
Cosa non fare della critica? Non cagatela. Esiste Anobii e il parere è sincero. Criteri e parametri potranno anche essere discutibili ma almeno non ci sono filtri.
Quali sono i migliori critici? Gli scrittori.
Nel 1876 Anthony Tollob ha scritto la sua autobiografia e già diceva che la critica è morta e inadeguata; per pochi soldi e poche righe non si può pretendere che siano in grado di dire se un testo è buono o no. Se ci aggiungiamo le case editrici non potete pretendere l’oggettività.

Oggi la funzione del critico è ancora utile e necessaria ma rispetto al passato distribuita: oggi tutti possono fare il critico; la discriminante della possibilità d’accesso ai media e alle persone non esiste più. Oggi il filtro è avere un idea. Il problema è quindi la disintermediazione della funzione di critico?

Il problema è l’autorevolezza di chi parla e quanta motivazione e onestà ci sono.

Sofia 48 ore andata e ritorno.

Complice un viaggio in Bulgaria, la scorsa settimana, il blocco della scrittura di post senza scomparso, o quasi.
La Bulgaria è una nazione per la quale non avevo mai provato un particolare interesse o meglio “una sorta di nazione dimenticata”: non se ne parla, non se ne legge e si conosce a malapena il nome della capitale, Sofia.
Ci sono stata e ho scoperto una nazione singolare e che mi ha incuriosito. Geograficamente si affaccia sul mare ma ha anche delle montagne sulle quali è possibile fare escursioni e sciare (anche in notturna).
Politicamente era molto vicino all’URSS e sta cercando di trovare il proprio equilibrio con l’Europa senza per ora avere l’Euro come moneta (2 Leva = 1 Euro)
Linguisticamente e culturalmente è la patria del Nobel Elias Canetti, usa i caratteri cirillici e ha una lingua molto simile al Russo.
Al di là di queste nozioni da Wikipedia ho vissuto tre esperienze uniche e che porterò con me:

1) Mi hanno regalato un Martenitsa, spilla o bracciale tradizionale con fiocchi rossi e bianchi da indossare per ottenere salute e felicità con l’arrivo della primavera. Si indossa il primo Marzo e va appesa all’albero più vicino quando si vede la prima cicogna della stagione. Non ho ancora visto la cicogna quindi per ora lo conservo!
Martenitsa

2) Ho mangiato una Banitsa in un ristorante di design che si chiama Checkpoint Charlie. Se andate a Sofia dovete assaggiarla; sembra un panzerotto gigante ma la pasta è una sottilissima sfoglia e all’interno c’era della ricotta calda e freschissima.
Banitsa
E adesso ho trovato anche la ricetta per provare a farla qui in Italia.

3) Ho conosciuto delle persone davvero smart in Leo Burnett Sofia e questo è un esempio di quello che sanno fare.


(Grazie Svetoslav Todorov per avermi mandato il file)

Tre esperienze che porterò con me sperando di tornare a esplorare un altro pezzo di Bulgaria.

Shopper marketing quale futuro?

Negli Stati Uniti Nielsen ha sospeso PRISM la ricerca, in fase sperimentale, per creare dei metrics all’interno dei supermercati. Le cause principali della sospensione sono state la fuoriuscita di WallMart dal progetto e la crisi economica americana.
Non è tanto l’annullamento di una ricerca che mi fa pensare ma la scarsa considerazione che, in generale, i marchi e le concessionarie media (che dovrebbero fare anche da consulenti) hanno del cosiddetto punto vendita che io preferisco chiamare in modo più familiare e tradizionale “negozio”.
Non contano le dimensioni, il monomarca o il multimarca, l’iperstore o il department store; ciò che conta è il valore dell’esperienza dell’acquirente.
Il negozio è un palcoscenico con una scenografia esteticamente perfetta; dove pochi attori attendono l’arrivo dell’attore protagonista; colui che varcherà la porta e con lo squillo di un campanellino darà inizio allo spettacolo. Uno spettacolo in sè unico ogni volta: personale, intimo, estremo, divertente ma soprattutto affascinante. Uno spettacolo che fa entrare il protagonista in un mondo nuovo e che dovrà essere a tal punto memorabile da non voler rimanere solo un ricordo ma un’esperienza da vivere e ri-vivere ogni volta.

La libertà della rete e degli utenti.

Posso scrivere liberamente su questo blog così come posso liberamente taggare, postare, commentare, chattare in rete. E’ il luogo dell’informazione libera, della parola libera, dell’opinione libera….Ho usato troppe volte la parola libertà e i suoi sinonimi? E’ perchè ci credo, e non penso sia giusto porre un limite agli utenti. Probabilmente Telecom Italia Media non la pensa come me; visto che su Youtube non sono più available gli stralci delle puntate di Invasioni Barbariche e di Crozza Italia Live. Adesso bisogna andare sul sito di La7, e guardarsi le puntate intere (divise in parti). Non è necessario dire altro.

Create your rainbow!

Wowow – tv giapponese – permette dal proprio sito di creare un video dal live dei Radiohead. 12 telecamere e 12 colori per creare il proprio arcobaleno.
rainbow

“Tu non sai”

Ospito con piacere.

libro

Una piccola donna con un piccolo amore immaginario.
In una lunga lettera illustrata.
Che fin dentro la dedica nasconde la sua vocazione.
Amore che è stato, amore che non è, ma amore che sarà.
Poco importano le probabilità e le circostanze in questo viaggio.
Un cocciuto tempo futuro cancella tutti i condizionali, e sospinge gli amanti oltre la coltre del vero, dentro un velo di parole profumose, immagini vivide, visioni palpabili.

Il piccolo racconto è stato scritto da Barbara Volpini, illustrato da Azzurra Bacchetta, stampato poi su carta acquarello, confezionato artigianalmente, e contenuto in una busta sottovuoto, che lo rende ancora più prezioso.
Per saperne di più, scrivete a lenostrestorie@hotmail.it

Il viral spiegato dal viral

Nel 2007 Slate – il magazine online del Washington Post – si è arrichito di una sezione video – Slate V - dove vengono postati video prodotti dagli stessi giornalisti di Slate, e segnalati i migliori video trovati in rete.
Proprio SlateV ha creato un video e lo ha presentato come viral per il film “Women”, ma a sorpresa, vengono spiegate le dinamiche del marketing virale. Essenziale, divertente e direi efficace sia per la lezione sul viral, che per la promozione al film. Chissà qual’era il vero scopo!?
TITOLO: Goodbye Mary
REGISTA: Scott Blaszak
ATTORE: Ryan James

Back from Incredible India

Dopo tre settimane di esplorazione dell’India sono servite quasi quattro setimane di meditazione per fare un bilancio del viaggio, e soprattutto per tornare a scrivere post. Nessuna definizione può rendere giustizia a ciò che l’India è, e sta diventando. Dire che ci sono degli estremismi in tutto ciò che si vede, si mangia, si sente e si vive è quasi banale. Dall’India si è travolti e cambiati nel profondo. Sull’account di Flickr stiamo lentamente postando le 4000 foto fatte; che di sicuro riusciranno almeno un po’ a rendere l’idea, ma vorrei provare a spiegare questi estremi con due situazioni opposte nel mondo della comunicazione:

  • Lo stile Bollywood che pervade le TV e sottolinea le velleità di sviluppo e superpotenza dell’India ipertecnologica del futuro. Hero Honda festeggia i suoi 25 anni con uno spot da tre minuti, 8 celebrities (gli attori Hrithik Roshan e Priyanka Chopra; i giocatori di cricket Virendra Sehwag, Gautam Gambhir, Ishant Sharma, Irfan Pathan e Suresh Raina; il campione di tiro a volo Rajyavardhan Rathore) e due mesi di shooting in 5 location diverse. Il costo: 20 milioni di Rupie.

  • Le affissioni nei villaggi e nelle piccole città vengono dipinte a mano, sulle case dei più poveri, che non potrebbero permettersi la tinteggiatura delle pareti di casa. Sempre a mano vengono dipinte le insegne sui negozi. La moneta è il baratto.

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