LitCamp2009 – Appunti Sparsi 1

www.adrianobarone.com “La critica letteraria è morta”

La critica letteraria è diventata una scrittura secondaria inutile. Il giudizio è soggettivo ma possiamo pretendere il diritto all’onestà.
Il problema diventa essere dei buoni pr e non più scrivere dei buoni libri. Si crea un circolo vizioso: è gentile aiutare qualcuno che ti regala il suo libro, è giovane, è carino.
Le case editrici hanno il grande potere di fuoco per comprare spazi che saranno sempre positivi.
Quale soluzione? Lo scrittore non dovrebbe conoscere il suo critico ma nell’era di internet?
Cosa non fare della critica? Non cagatela. Esiste Anobii e il parere è sincero. Criteri e parametri potranno anche essere discutibili ma almeno non ci sono filtri.
Quali sono i migliori critici? Gli scrittori.
Nel 1876 Anthony Tollob ha scritto la sua autobiografia e già diceva che la critica è morta e inadeguata; per pochi soldi e poche righe non si può pretendere che siano in grado di dire se un testo è buono o no. Se ci aggiungiamo le case editrici non potete pretendere l’oggettività.

Oggi la funzione del critico è ancora utile e necessaria ma rispetto al passato distribuita: oggi tutti possono fare il critico; la discriminante della possibilità d’accesso ai media e alle persone non esiste più. Oggi il filtro è avere un idea. Il problema è quindi la disintermediazione della funzione di critico?

Il problema è l’autorevolezza di chi parla e quanta motivazione e onestà ci sono.

Il luogo non luogo: l’aeroporto.

L’aeroporto è simbolo di una realtà transitoria e non definibile; se a questa indeterminatezza si aggiunge il mix di sentimenti e pensieri che si scatenano nella mente umana in relazione al viaggio e ancor di più all’aereo, risulta evidente quanto le dinamiche comportamentali e di acquisto siano in questo luogo totalmente scardinate.
In aeroporto sale la soglia di attenzione verso l’ambiente circostante sia per la percezione dilatata del tempo (anche quando si è di fretta) sia per il percorso obbligato di check-in/controllo/boarding che richiede una strutturazione razionale del comportamento.
La conseguenza di questo meccanismo è da un lato la crescente necessità di essere “coccolati” e aiutati da una molteplicità di servizi e dall’altro un maggior interesse verso ogni forma di comunicazione.
L’aeroporto si presenta quindi come il luogo ideale per i brand per creare un nuovo tipo di relazione con le persone; per far esplodere il trend perkonomics anche e soprattutto con vantaggi non strettamente legati ai prodotti di competenza ma a servizi aggiuntivi che possano avvicinare in modo empatico le persone e creare il giusto contatto “umano”.
Settimana scorsa ho viaggiato e creato una photo gallery di esempi interessanti:

Aeroporto di Linate - distributore automatico di calzini

Aeroporto di Linate - distributore automatico di calzini


Aeroporto di Francoforte - Il carrellino è gratis grazie allo sponsor

Aeroporto di Francoforte - Il carrellino è gratis grazie allo sponsor


Aeroporto di Francoforte - I fumatori non sono discriminati

Aeroporto di Francoforte - I fumatori non sono discriminati


Aeroporto di Francoforte - Quotidiani tedeschi e americani per riempire l'attesa

Aeroporto di Francoforte - Quotidiani tedeschi e americani per riempire l'attesa


Aeroporto di Francoforte - Se non vuoi andare al bar, il bar viene da te!

Aeroporto di Francoforte - Se non vuoi andare al bar, il bar viene da te!

Silenzio e rispetto.

italia-lutto

Aiuti per l’Abruzzo – 3 -

Segnalo con piacere un’iniziativa del gruppo Eagles Cantù 1990: in occasione della partita di basket di serie A Cantù – Ferrara è stata organizzata, per sabato 11 Aprile, in collaborazione con la protezione civile una raccolta di generi alimentari al Palasport Pianella (via per Cantù n°2 Cucciago).

Su espressa richiesta della stessa protezione civile, la priorità va data a tutto ciò che serve per mangiare (piatti, forchette, tovaglioli, bicchieri… tutto rigorosamente usa e getta) e allo scatolame vario (tonno, piselli, carne in scatola, etc).

Aiuti per l’Abruzzo – 2 -

Nuovo post per raccogliere le iniziative di raccolta di indumenti e beni di prima necessità.

1) Protezione Civile di San Salvo:

Da domani 07 Aprile 2009 presso la sede di San Salvo verranno raccolti i beni di prima necessità che le persone vorranno donare alla popolazione che purtroppo sta vivendo un’esperienza terribile.

I beni più cercati sono: acqua, omogeneizzati, latte a lunga conservazione, latte in polvere, abiti, coperte e scarpe (ANCHE per bambini e neonati) , pasta e qualsiasi genere alimentare A LUNGA CONSERVAZIONE.
Marche consigliate per il latte in polvere: Mellin1 e pantolact2 e Digest2

Potrete portare tutto presso la sede della Protezione Civile di San Salvo :
Protezione Civile ValtrignoViale Olanda 3 (Zona Industriale)
San Salvo (CH)Segreteria – Fax 0873.54.75.83

2)Banco Alimentare di Pescara:

Chiunque voglia donare del cibo per le popolazioni colpite può portare i generi di prima necessità presso il Banco Alimentare dell’Abruzzo, in Via Celestino V 4 – 65129 Pescara (PE) – Tel. 085-43.13.975
mail segreteria@abruzzo.bancoalimentare.it

3) raccolta alimentari non deperibili, acqua in casse sigillate, coperte presso croce rossa di Terni VIALE TRIESTE 46

4) La Croce Rossa ha aperto la sala operativa nazionale di Legnano e i Centri interventi d’emergenza (Cie) di Verona, Roma, Potenza e Palermo per la raccolta di generi di prima necessità (coperte, vestiti, pannolini, latte in polvere, casse d’acqua) da spedire nelle zone terremotate.

5) in Via Garruba 22 a Bari RACCOLTA PER L’ABRUZZO: Coperte, vestiti, pannolini, latte in polvere, casse d’acqua, cibi in scatola e tutti i beni di prima necessità…

6) L’ASSOCIAZIONE “CIOCIARIA FOR” e i “RANGER DELLA VALLE DEL LIRI” stanno organizzando una raccolta fondi e beni di prima necessità da inviare alle famiglie dell’Abruzzo. Il punto raccolta sarà allestito presso la sede dei “RANGER VALLE DEL LIRI” situata presso l’incrocio di via Roma con via Montecassino a Castelliri.

7) Roma Il Municipio IV organizza una raccolta alimentare per le vittime del terremoto. E’ possibile recapitare presso la sede di Via Monte Rocchetta 10/14 generi alimentari non deperibili e a lunga conservazione, generi di prima necessità e materiale igienico-sanitario nei seguenti giorni e orari:
lunedì 6 aprile dalle ore 9 alle ore 20.30
martedì 7 aprile dalle ore 9 alle ore 20.30
mercoledì 8 aprile dalle ore 9 alle ore 20.30
giovedì 9 aprile dalle ore 9 alle ore 20.30
venerdì 10 aprile dalle ore 9 alle ore 12.00
I generi alimentari saranno consegnati direttamente da una delegazione del Municipio IV, dal Presidente e dagli Assessori.
Si invitano cittadini e commercianti a partecipare attivamente.
Per info e adesioni :
Tel. 06 69604202/3/4 Cell. 339 7204302 – 339 6423301 – 335 6466696 – 335 200917

8) Firenze: La Misericordia di Firenze ha organizzato un punto di raccolta di generi di prima necessità presso la propria sezione di Oltrarno (via del Sansovino, 176).
Qualora intendeste contribuire alla raccolta, vi preghiamo di privilegiare i seguenti generi di prima necessità:
ACQUA,
LATTE A LUNGA CONSERVAZIONE,
BISCOTTI,
MARMELLATA,
PASTA,
SCATOLAME (carne, verdure, tonno, sughi, ecc.),
OLIO,
BURRO,
COPERTE,
IMPERMEABILI.

9) sul sito di bancoalimentare ci sono i dettagli per le aziende che volessero donare

10) Centro Polilogistico Provinciale CRI di Bresso, sito in via Clerici, accanto all’aeroporto nei seguenti orari:
Lunedi – Venerdì 08:00 – 16:00 (fino a nuove comunicazioni)

Ecco il materiale:
- VESTITI solamente nuovi;
- CIBO E VIVERI a lunga scadenza (minimo 6 mesi) come scatolame, acqua, pasta, riso, latte a lunga conservazione, biscotti, ecc.;
- SACCHI A PELO E COPERTE puliti ed in buono stato di conservazione;
- GIOCATTOLI;
- PANNOLINI

Continuerò ad aggiornare le liste ma è possibile trovare informazioni anche su
- su una wiki creata appositamente, qui il link
- su una pagina Google

Aiuti per l’Abruzzo

Raccolgo l’appello di Massimo

Il quotidiano d’Abruzzo “il Centro” di concerto con il gruppo editoriale Finegil-Repubblica-L’Espresso e con le Casse di risparmio dell’Aquila – Carispaq, di Pescara – Caripe e di Teramo – Tercas lancia una sottoscrizione popolare. Questi i riferimenti.

Banca CARISPAQ SPA
“Vittime terremoto L’Aquila”
Codice Iban: IT 53 Z 06040 15400 000 000 155 762

Banca CARIPE SPA
“Raccolta fondi pro terremotati d’Abruzzo”
Codice Iban: IT 19 B 06245 15410 000 000 000 468
presso Banca Caripe Spa Sede Pescara
Corso Vittorio Emanuele 102/104 – Pescara.

Banca TERCAS SPA
“Raccolta fondi pro terremotati d’Abruzzo”
Codice Iban: IT 48 L 06060 15300 CC 090 005 35 65
presso Banca Tercas Spa Sede Teramo
corso San Giorgio 36 – Teramo.

Segnalo inoltre alcuni numeri telefonici utili.

Per volontari da tutta italia: 06.68201.

Per volontari da Pescara: Centro operativo della Protezione Civile presso la Prefettura di Pescara 085.2057627.

Per offrire posti letto chiami 085.4308309.

Aggiungo il link al post su Macchianera per gli aiuti organizzati dalla Caritas.

Questi sono i dati per la raccolta organizzata da Corriere della Sera, Gazzetta dello Sport e City:

BONIFICO BANCARIO:

Intesa-San Paolo, ABI 3069, CAB 05061, conto corrente n. 1000/144, intestato a: “Un aiuto subito – Terremoto dell’Abruzzo”. Cod. IBAN: IT 03 B 03069 05061 100000000144

VERSAMENTI CON CARTE DI CREDITO
(CartaSi, MasterCard, Visa, American Express)
Numero Verde di CartaSi: 800 317800 (da alcuni cellulari è necessario digitare il 12 prima del numero)
Dall’estero: 02 34980235
Tenere la carta di credito a portata di mano e seguire le istruzioni del sistema.

Perché amo Tokyo

Amo Tokyo perché è una città piena di contrasti e di sorprese. È caotica, ma vivibile; è grigia e verde; è affollata, ma silenziosa; è moderna e antica.

Trascorrere una settimana in questa metropoli è stato come condensare una vacanza di mesi in pochi giorni. Dopo 7 ore di night bus, io e le mie compagne di viaggio, Elena ed Ekaterina, arriviamo (acciaccate, ma elettrizzate) a destinazione: “Tokyo city” finalmente! L’esplorazione ha inizio subito. Depositati i bagagli in un armadietto della stazione, iniziamo quella che sarà un’appassionante lista di luuuuunghe camminate nei quartieri più famosi della capitale.

Riassumere in poche parole i momenti e le sensazioni che Tokyo mi ha regalato è impossibile, ma, si sa verba volant, scripta manent; così ho deciso di fare un’ “insalata” di ricordi e luoghi che rimarranno sempre dentro di me.

La mia Tokyo

Tokyo Tower

 

Grattacieli e santuari – In Tokyo più che in ogni altra città giapponese visitata finora spicca il contrasto tra moderno e antico, tra passato e presente. Mi affascina il fatto di poter camminare per le sue strade con il naso all’insù, cercando di cogliere per intero le sagome dei suoi immensi grattacieli e poi, all’improvviso, un tempio buddista o shinto, con i suoi tetti carichi di storia e i suoi arancioni o rossi, crea un  “vuoto” nella foresta d’acciaio e di vetro.   Il quartiere di Asakusa è un esempio perfetto: grattacieli ovunque, ma il suo cuore è tra il Kaminarimon o il “Cancello del Tuono” e il tempio Senso-ji, luogo di preghiere e riti (come il Kinryu-no-mai, la “Danza del dragone d’oro”, cui ho avuto la fortuna di assistere).

 Massa umana – Mai visti così tanti giapponesi tutti in una volta! Non a caso Tokyo è una delle città giapponesi dai più alti livelli di concentrazione umana.  Per provarla sulla propria pelle (letteralmente!), consiglio di entrare in una stazione metropolitana (possibilmente Shinjuku o Tokyo Station, vere e proprie città sottoterra) durante le cosiddette “crush hours” (ore di punta) e prendere un treno, sgusciando tra la massa di pendolari, salary-men e turisti.  In alternativa, attraversare l’incrocio più caotico e affollato di tutta Tokyo: Shibuya, appena fuori dalla stazione, di fronte al Building 109 e allo Starbuck’s più grande del mondo (così ci han detto, mah!).

Ordine – Sarà l’influenza Zen, sarà il rispetto quasi maniacale per tutto ciò che è della comunità, sarà l’assoluta (e a volte eccessiva) tendenza giapponese a rispettare fanaticamente le regole, ma Tokyo è davvero una città super-iper pulita. In punti impensabili è addirittura profumata! Alcuni esempi? Metropolitane (treni e stazioni) senza una cartaccia per terra; strade linde e ordinate (sul pavimento ci sono stickers che vietano di fumare e gettar via rifiuti) e, cosa davvero sconvolgente per i miei occhi italiani, bagni pubblici dall’igiene impeccabile!!!

Tsukuiji  - Per chi non lo sapesse a Tokyo risiede uno dei più grandi mercati all’ingrosso di pesce del mondo. Tsukuiji è come una città dentro la città: pescivendoli-manager (ne ho visti alcuni in giacca, cravatta e…stivaloni in gomma!) contrattano i prezzi d’acquisto della mercanzia; manovali sfrecciano con i loro carrelli motorizzati per le vie dei capannoni come se fossero in un circuito di F1; clienti (quasi tutti uomini) si aggirano con i loro cestoni di paglia per le bancarelle stracolme di pesci mai visti e coloratissimi.                                                                                                    Ora, anche i turisti possono accedere al mercato purché si comportino in maniera adeguata. Ci sono stati problemi in passato; pare che alcuni visitatori, inequivocabilmente ubriachi, si siano messi a leccare il pesce e a scorrazzare sui carrelli per tutto il mercato. Inoltre bisogna essere disposti a svegliarsi “di notte”: il “clou” del mercato, vale a dire l’asta del tonno, è alle 6.00 del mattino! Il tonno pinna blu è in assoluto il più ricercato dai giapponesi; la richiesta è così alta da aver reso il Giappone il principale importatore di tonno al mondo e, come conseguenza, si è sviluppato attorno a questo pesce un gigantesco e lucroso business di natura mondiale*. Impensabile vero?   Dopo di ché, se si ha lo stomaco forte, si può andare in uno dei tanti ristorantini senza troppe pretese all’entrata del mercato e fare colazione a base di sushi…fresco!

 * Rif. “How Sushi went Global” by Theodore C. Bestor, 2000.

Caos e riflessione – Sì, perché Tokyo è questo: luci mirabolanti (Shinjuku, Ginza, Shibuya), gente eccentrica (Harajuku), voci stridule dei venditori che dai negozi bombardano con assordanti Irasshiaimase!!!! (benvenuto!) passanti e turisti (Ueno) e templi shinto o buddisti immersi in parchi, a volte così immensi da farti dimenticare di essere in pieno centro città. Nel mio cuore rimarrà sempre il santuario del Meiji-jingu all’interno del parco Yoyogi, uno dei templi più suggestivi visti finora.

Un altro luogo che ben esprime questa antitesi è Odaiba, la “Tokyo Bay”. Immaginate una striscia di spiaggia con vista su Tokyo e sul Rainbow Bridge, attorniata da un bel parco tranquillo e silenzioso: relax più totale! Alle sue spalle, però, ci sono edifici dall’architettura futuristica che ospitano negozi di vario tipo: da grossi centri commerciali a tema (ricordano i nostri “outlet villages”, ma al chiuso e moooolto moooolto kitch) a ristoranti; da showroom per automobili e moto a negozi dedicati agli animali domestici, che in Giappone sono trattati come veri e propri peluche, se non come bambini (cani vestiti e pettinati di tutto punto, portati su passeggini e fotografati in veri e propri set: davvero imbarazzante!).     A parte queste stravaganze, Odaiba offre una delle più belle viste sulla metropoli, che, by night, ha un fascino tutto particolare.

 

La mia Tokyo, in poche parole.

A story from Hiroshima

Durante il mio viaggio in Giappone sono stata ad Hiroshima; ho incontrato Matsubato-sensee e…

Con gli occhi chiusi, sul night bus che mi riporta ad Osaka, ripenso alla frase con cui il Prof. Scott ha congedato noi studenti qualche ora fa, all’interno del Peace Memorial Museum di Hiroshima. Ripenso alla minuta dolce figura di Matsubato-sensee e mi commuovo.

La rivedo entrare nella sala, sorridendo contegnosamente, in silenzio, zoppicando senza farsi notare troppo. Poi, un inchino profondo a tutti noi e si siede di fronte ad una piantina che illustra come l’onda radioattiva della prima bomba atomica lanciata contro l’umanità si sia propagata su  Hiroshima, la sua città.

Come una nonna ai suoi nipotini, Matsubato-sensee inizia a raccontarci la sua storia, il suo incubo. La sua vita “prima” era come quella di molte altre bambine giapponesi vissute durante la guerra. All’epoca aveva 12 anni e, pur abitando insieme alla sua famiglia nella campagna fuori Hiroshima, era stata mandata dai genitori a vivere all’interno di un santuario in città. Si pensava che i bambini fossero più protetti all’interno di templi e santuari, perciò venivano create delle piccole comunità dove veniva fornita loro assistenza, cibo e istruzione. Ogni giorno, nel cortile della “scuola” si facevano esercitazioni con bastoni di bamboo, per essere pronti ad un eventuale attacco del nemico. “Che ingenui eravamo!” commenta con un filo di voce Matsubato-sensee.

Alle 8.15 del 6 agosto 1945 il tempo si ferma a Hiroshima. Quei secondi, quei minuti, quelle ore si imprimeranno nella carne e nella mente di migliaia di innocenti per sempre. Matsubato-sensee ricorda tutto, ogni singolo fotogramma di quel giorno. Superando la tipica riservatezza giapponese, con un coraggio inimmaginabile, parla, parla, parla. Si alza in piedi, non riesce a stare seduta, vuole coinvolgere il più possibile il pubblico di commossi e attoniti giovani ventenni (per la maggior parte americani) che le sta di fronte. Senza fermarsi, con la voce tremante, ma salda allo stesso tempo ci racconta di atrocità infernali nel vero senso della parola.

Stava camminando con un’amica, Michiko, quel giorno; fantasticavano sulla loro vita di future giovani donne, quando, all’improvviso, la coda di un aereo e poi un rumore così assordante da far perdere i sensi ad entrambe. “Quando ripresi conoscenza, non riuscivo a vedere più niente, tutti sembravano polverizzati. Gridavo: “Michiko! Michiko!Dove sei?” non ottenendo nessuna risposta. Cercai di alzarmi, ma ero stata scaraventata a testa in giù nel terreno e avevo ferite e vetri conficcati in tutto il corpo” narra, commossa, la voce di Matsubato-sensee.                        Le palpebre si erano liquefatte, bruciata parte della pelle di braccia e gambe. Non rimaneva più nessuna traccia dei vestiti che indossava; solo brandelli di biancheria intima erano rimasti intatti.

Disperata e in cerca di acqua da poter usare per rinfrescare il corpo ustionato, si recò al fiume vicino. Michiko era lì, insieme a centinaia di persone urlanti, la sua faccia era irriconoscibile.                                                                             Aiutandosi reciprocamente, le due amiche cercarono di tornare a scuola, ma sulla via, Michiko, allo stremo delle forze, morì. Matsubato-sensee era sola ora. Scoprendo che la scuola era stata completamente distrutta, con le ultime forze rimaste, riuscì a raggiungere la sua casa, nella periferia della città.

“Sette mesi più tardi, ripresami per quanto fosse possibile, ricominciai ad andare a scuola. Pur avendo preso il diploma, però, non riuscivo a trovare nessun lavoro. La gente mi evitava quando salivo sull’autobus; guardando i segni lasciati dalle radiazioni sulla mia pelle, pensava fossi io stessa radioattiva. Non ho mai trovato qualcuno che volesse sposarmi e a tutt’oggi (a 65 anni) sono ancora single” dice con malinconia Matsubato-sensee.

Quel giorno morirono 350.000 persone. Alla fine del 1945, circa 140.000 persone perirono in seguito agli effetti delle radiazioni* e, a tutt’oggi (secondo la nostra testimone) ancora molti Hibakusha (così sono chiamati in giapponese i sopravissuti alla bomba atomica) soffrono per gli effetti dello scoppio della A-bomb.

“Lo Stato giapponese non ci ha fornito nessun tipo di aiuto; i pochi medicamenti che trovavamo li compravamo alla borsa nera. A volte non avevamo garze per medicare le ferite, quindi, usavamo pezzi di kimono, senza immaginare che, così facendo, le ferite si sarebbero infettate” racconta Matsubato-sensee, sul finire della sua testimonianza.      “Per far sì che non ci siano più un’altra Hiroshima e un’altra Nagasaki, tutti i popoli del mondo devono impegnarsi nell’eliminazione delle armi nucleari, tanto più che ora il loro potere distruttivo è molto più grande rispetto al passato. La città di Hiroshima sta facendo molto in questo senso, ma dobbiamo contribuire tutti.” dice accorata la nostra testimone.

Durante il mio viaggio in Giappone, sono stata ad Hiroshima; ho incontrato Matsubato-sensee e… ho conosciuto una piccola grande donna con un’indescrivibile forza di combattere per la vita, ieri come oggi.

Il minimo che potessi fare era raccontare la sua storia, la “storia di Hiroshima”.

 

A-bomb Dome, Hiroshima

A-bomb Dome, Hiroshima

 

* i dati  sono riportati alla pagina http://www.pcf.city.hiroshima.jp/frame/Virtual_e/visit_e/west.html del sito internet del Peace Memorial Museum di Hiroshima.

 

Sofia 48 ore andata e ritorno.

Complice un viaggio in Bulgaria, la scorsa settimana, il blocco della scrittura di post senza scomparso, o quasi.
La Bulgaria è una nazione per la quale non avevo mai provato un particolare interesse o meglio “una sorta di nazione dimenticata”: non se ne parla, non se ne legge e si conosce a malapena il nome della capitale, Sofia.
Ci sono stata e ho scoperto una nazione singolare e che mi ha incuriosito. Geograficamente si affaccia sul mare ma ha anche delle montagne sulle quali è possibile fare escursioni e sciare (anche in notturna).
Politicamente era molto vicino all’URSS e sta cercando di trovare il proprio equilibrio con l’Europa senza per ora avere l’Euro come moneta (2 Leva = 1 Euro)
Linguisticamente e culturalmente è la patria del Nobel Elias Canetti, usa i caratteri cirillici e ha una lingua molto simile al Russo.
Al di là di queste nozioni da Wikipedia ho vissuto tre esperienze uniche e che porterò con me:

1) Mi hanno regalato un Martenitsa, spilla o bracciale tradizionale con fiocchi rossi e bianchi da indossare per ottenere salute e felicità con l’arrivo della primavera. Si indossa il primo Marzo e va appesa all’albero più vicino quando si vede la prima cicogna della stagione. Non ho ancora visto la cicogna quindi per ora lo conservo!
Martenitsa

2) Ho mangiato una Banitsa in un ristorante di design che si chiama Checkpoint Charlie. Se andate a Sofia dovete assaggiarla; sembra un panzerotto gigante ma la pasta è una sottilissima sfoglia e all’interno c’era della ricotta calda e freschissima.
Banitsa
E adesso ho trovato anche la ricetta per provare a farla qui in Italia.

3) Ho conosciuto delle persone davvero smart in Leo Burnett Sofia e questo è un esempio di quello che sanno fare.


(Grazie Svetoslav Todorov per avermi mandato il file)

Tre esperienze che porterò con me sperando di tornare a esplorare un altro pezzo di Bulgaria.

Era scritto nel cielo

Complici i Crookers, la solitudine, la malinconia. Ecco, stasera il sottoscritto irrompe eccezionalmente nel blog di colei con cui condivido le bollette.

Marino Marini, Era scritto nel cielo. Di quelle canzonette anni ‘60 che, nella loro semplicità, sono di estrema tenerezza.

La la la la la la la,

la la la la la.
La la la la la la la,
la la la la la.

Tu sei nata per amar,
era scritto nel cielo.
Solo te posso adorar,
era scritto nel cielo.

Io vivrò solo per te,
era scritto nel cielo.
E che tu vuoi bene a me,
era scritto nel ciel.

La la la la la la la,
la la la la la.
La la la la la la la,
la la la la la.

Su nel ciel!

Ti offrirò tutti i tesor,
era scritto nel cielo.
Una casa tutta d’or,
era scritto nel cielo.

Un brillante ed un vison,
era scritto nel cielo.
Il mio cuor, la mia passion,
era scritto nel ciel.

La la la la la la la,
la la la la la.
La la la la la la la,
la la la la la.

Su nel ciel!

Il mio amor sei solo tu,
era scritto nel cielo.
E io t’amo sempre più,
era scritto nel cielo.

Mille baci ti darò,
era scritto nel cielo.
Al mio cuor ti stringerò,
era scritto nel ciel.

La la la la la la la,
la la la la la.
La la la la la la la,
la la la la la.

Su nel ciel!

E se un dì ci sposerem,
era scritto nel cielo.
Sempre insieme resterem,
era scritto nel cielo.

Tanti bimbi infine avrem,
era scritto nel cielo.
e felici noi sarem,
era scritto nel ciel.

La la la la la la la,
la la la la la.
La la la la la la la.

Era scritto su nel ciel!

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